persone e personaggi
Il tipo che faceva colazione vicino a me, al bar, dimenticò un telefono cellulare sotto il bancone. Lo avevo osservato alzarsi, chiedendomi se a un certo punto, tra la mancia e l'occhiolino alla bionda seduta dietro di noi, si sarebbe ricordato di prenderlo, ovviamente , non lo fece.
Mi aiutava osservare la gente per strada, nei locali, ai ristoranti, e immaginare la loro storia, quale nome gli si addice, che lavoro fanno, se hanno una famiglia. Personaggi con le loro facce, vestiti, atteggiamenti prendevano vita nella mia mente. Non mi era mai capitato, tuttavia, di avere una finestra diretta sulla vita di uno di loro. Pagai il mio caffè, presi l'apparecchio e lo infilai nello zaino insieme al computer, come fosse mio. Nel momento in cui la porta del bar mi si chiuse dietro ancora non mi era chiaro perché lo avessi preso, non ero certo uno stalker.
Vedevo quell'uomo ogni mattina lasciare laute mance al solito barista e fare l'occhiolino a qualche ragazza carina. Avevo immaginato che si chiamasse Daniele, ma che tutti, nel suo grande, asettico e bianco ufficio di avvocati lo chiamassero Dan. Era un tipo tosto, Dan, conquistava qualsiasi donna senza sforzo, vinceva ogni caso, andava ogni giorno a correre e mangiava sempre salutare.
Avevo inventato una storia attorno a Dan che ero convinto sarebbe stata la mia fortuna, dopo tanti fallimenti, quello doveva essere il romanzo della mia vita. Ovviamente il cellulare era protetto da un PIN, avrei potuto sapere qualcosa su di lui solo se avesse squillato o gli fossero arrivate delle notifiche, ma niente, il mio Dan era così noioso? Solo? Mentre mi destreggiavo tra tutte le spiegazioni possibili arrivai all'ufficio del mio editor. Dopo aver letto i primi quattro capitoli mi chiese se i personaggi fossero ispirati a persone che conosco; le risposi che anche volendo nella mia vita non c'è materiale neanche per un personaggio.
Mentre guidavo per tornare al mio appartamento, in trepida attesa per lo squillo che ero certo sarebbe arrivato ad un certo punto di quella giornata, riflessi su quella questione di conoscere i personaggi, e pensai che forse se li avessi conosciuti davvero, non sarebbero stati miei amici, confidenti, riflessi… spensi il telefono in attesa di rivedere Dan al solito bar e restituirglielo. Lui volle a tutti i costi offrirmi la colazione come ringraziamento, iniziammo a parlare, diventammo amici, e non pubblicai mai il mio grande best seller.
Giulia Brigida

